Dopo una scena iniziale in cui si mostrano gli insegnanti di un istituto secondario della periferia di Roma mentre espongono i loro desiderata per il proprio orario di servizio, la narrazione si svolge nell’ultimo giorno di scuola, dando spazio ad alcuni flashback sull’anno scolastico trascorso.
Oltre alla gita a Verona e alla giornata di orientamento per gli alunni della scuola secondaria di primo grado, vengono rievocati alcuni momenti della vita di classe, in cui iniziano a delinearsi i profili, stereotipati e spesso ridotti a caricature, dei diversi insegnanti, come quello dell’ansiosa professoressa Lugo (Modugno), docente di inglese, che teme di entrare in classe per i continui scherzi che subisce da parte degli alunni. Molta attenzione è data alla figura dell’insegnante di lettere, Vivaldi (Orlando). Significativa è la scena in cui il professore, proprio nell’ultimo giorno di scuola, cerca di interrogare gli studenti della classe quarta per consentire loro di recuperare le insufficienze. Nonostante gli sforzi del docente per aiutarli, i ragazzi si rifiutano di replicare, danno risposte strampalate o chiedono di uscire dall’aula per farsi interrogare in altre materie. Il prototipo di insegnante incarnato da Vivaldi emerge chiaramente quando, uscendo dalla finestra e scavalcando la recinzione dell’istituto, raggiunge la studentessa Martinelli, che sta pomiciando con un ragazzo. Rientrata in classe e interrogata dal docente, la ragazza sviene, lasciando intuire il suo stato di gravidanza.
Terminate le lezioni, i docenti si radunano per una festicciola in onore del pensionamento della collega di storia dell’arte, Serino (Laurenzi), che però risulta inspiegabilmente assente quell’unica volta in quarant’anni di servizio.
Nel pomeriggio, in palestra, si svolgono gli scrutini finali, presieduti dal preside, che intende promuovere tutti. I docenti, nella discussione sull’attribuzione dei voti, giungono ad accesi contrasti che delineano diversi atteggiamenti nei confronti della scuola e degli studenti (autoritarismo, lassismo, sfiducia, timore, comprensione). Vivaldi vorrebbe dare 6 ad Astariti (Merloni), alunno diligente con la media dell’8, ma che, secondo il professore, incarna lo studente capace a prescindere dall’impegno dell’insegnante e senza particolari meriti. Il prof. Cirrotta (Petrocelli) nasconde il registro della Lugo nella cartella di Vivaldi, provocando le ire di quest’ultimo e del dirigente, infastidito dai continui atteggiamenti infantili dei docenti. La professoressa Ostia (Martire) ha fretta di finire la riunione perché è preoccupata per i costi della babysitter a cui ha affidato il figlio.
Il consiglio di classe viene interrotto dall’arrivo del marito (Borghini) dell'insegnante di matematica e fisica, Majello (Galiena), di cui si vocifera sia l’amante di un collega. L’uomo è fuori dall’istituto e, con in braccio la figlia (Borghini), minaccia la moglie di portarle via la bambina. La donna cerca di raggiungere il consorte per dimostrare la propria innocenza, ma viene fermata dal vicepreside, il professor Sperone (Bentinvoglio), che cerca di consolarla. Vedendo i due insegnanti abbracciati, Vivaldi li accusa di avere una relazione, che essi negano risolutamente.
Intanto, il docente di francese Mortillaro (Nobile), che apostrofa come “beduini” la gran parte degli allievi, fa una telefonata anonima per segnalare la presenza di un pacco bomba nei locali della scuola. Lo scrutinio viene quindi nuovamente interrotto; tra i poliziotti giunti per il sopralluogo, c’è un ex allievo di Vivaldi, che si fa riconoscere e gli dice che sta per sposare una compagna di classe.
In questo trambusto, un messaggio via fax comunica a Sperone che la sua domanda per accedere a un posto di consulente presso il Ministero è stata respinta. Irritato per la mancata nomina, il docente ha uno scatto di nervi nei confronti dell'alunno Coffaro (Guglielmann), da lui sempre preso di mira e trattato con sufficienza. Di fronte alla violenza del docente, il ragazzo arriva a minacciarlo con un coltello.
Intanto, tra le macerie della biblioteca, il cui soffitto è crollato per incuria nonostante le reiterate segnalazioni di pericolo, si trovano le scarpe della professoressa Serino. Si teme il peggio e, per recuperare la donna, vengono chiamati i pompieri. L’episodio allunga ancora di più gli esasperanti tempi dello scrutinio, ma i docenti decidono di non sospendere la riunione e continuare ad oltranza.
I professori sono visibilmente stanchi e demotivati, perdono la compostezza e discutono tra loro non più seduti tra i banchi, ma in varie posizioni all’interno della palestra. Sperone si lascia prendere dall’isterismo quando sente che i colleghi non riescono a gestire Cardini, l’alunno che ha l’abitudine di imitare la mosca in classe e che non compare mai fisicamente nel film; l’insegnante afferma che, a differenza dei colleghi, a lui basta uno sguardo per mettere ogni allievo al suo posto.
Tutta la classe viene promossa, eccetto Cardini, respinto nonostante l'appassionata difesa di Vivaldi. A scrutini terminati, ricompare la professoressa Serino, che era andata al matrimonio del nipote, accompagnata proprio da Cardini.
Alla fine, la Majello fa capire a Vivaldi di essere segretamente innamorata di lui, mostrandogli l'orario scolastico da lei compilato in modo che i loro impegni coincidessero. L’uomo, ricordando le attenzioni della collega soprattutto durante la gita a Verona, comprende ogni cosa.
Fonti
D. Starnone, Ex cattedra Milano, Feltrinelli, 1989.
D. Starnone, Fuori registro, Milano, Feltrinelli, 1991.
D. Starnone, Sottobanco, Roma, E/O, 1992.
P. Mereghetti (a cura di), Dizionario dei film, Milano, Baldini & Castoldi, 1995, p. 1353.
F. Bocci, Questi insegnanti. Maestri e professori nel cinema, Roma, Santarcangeli, 2002, pp. 121-132.
G.P. Brunetta, Guida alla storia del cinema italiano. 1905-2003, Torino, Einaudi, 2003, p. 365.
A. Genovesi, Il cinema italiano torna… a scuola, in G. Genovesi (a cura di), Scienza dell’educazione e film. Una lettura incrociata dell’immagine di scuola nel cinema italiano (1995-2004), Azzano S. Paolo (BG), Edizioni Junior, 2006, pp. 65-67.